E.o.

  • Elena e Lila, le due amiche la cui storia i lettori hanno imparato a conoscere attraverso "L'amica geniale" e "Storia del nuovo cognome", sono diventate donne. Lo sono diventate molto presto: Lila si è sposata a sedici anni, ha un figlio piccolo, ha lasciato il marito e l'agiatezza, lavora come operaia in condizioni durissime; Elena è andata via dal rione, ha studiato alla Normale di Pisa e ha pubblicato un romanzo di successo che le ha aperto le porte di un mondo benestante e colto. Ambedue hanno provato a forzare le barriere che le volevano chiuse in un destino di miseria, ignoranza e sottomissione. Ora navigano, con i ritmi travolgenti a cui Elena Ferrante ci ha abituati, nel grande mare aperto degli anni Settanta, uno scenario di speranze e incertezze, di tensioni e sfide fino ad allora impensabili, sempre unite da un legame fortissimo, ambivalente, a volte sotterraneo a volte riemergente in esplosioni violente o in incontri che aprono prospettive inattese.

  • Due anni prima di andarsene di casa mio padre disse a mia madre che ero molto brutta. La frase fu pronunciata sottovoce, nell'appartamento che, appena sposati, i miei genitori avevano acquistato al Rione Alto, in cima a San Giacomo dei Capri. Tutto - gli spazi di Napoli, la luce blu di un febbraio gelido, quelle parole - è rimasto fermo. Io invece sono scivolata via e continuo a scivolare anche adesso, dentro queste righe che vogliono darmi una storia mentre in effetti non sono niente, niente di mio, niente che sia davvero cominciato o sia davvero arrivato a compimento: solo un garbuglio che nessuno, nemmeno chi in questo momento stia scrivendo, sa se contiene il filo giusto di un racconto o è soltanto un dolore arruffato, senza redenzione.

  • Anglais L'amica geniale (1)

    Elena Ferrante

    • E.o.
    • 14 Octobre 2011

    Il romanzo comincia seguendo le due protagoniste bambine, e poi adolescenti, tra le quinte di un rione miserabile della periferia napoletana, tra una folla di personaggi minori accompagnati lungo il loro percorso con attenta assiduità. L'autrice scava nella natura complessa dell'amicizia tra due bambine, tra due ragazzine, tra due donne, seguendo la loro crescita individuale, il modo di influenzarsi reciprocamente, i buoni e i cattivi sentimenti che nutrono nei decenni un rapporto vero, robusto. Narra poi gli effetti dei cambiamenti che investono il rione, Napoli, l'Italia, in più di un cinquantennio, trasformando le amiche e il loro legame. E tutto ciò precipita nella pagina con l'andamento delle grandi narrazioni popolari, dense e insieme veloci, profonde e lievi, rovesciando di continuo situazioni, svelando fondi segreti dei personaggi, sommando evento a evento senza tregua, ma con la profondità e la potenza di voce a cui l'autrice ci ha abituati. Si tratta di quel genere di libro che non finisce. O, per dire meglio, l'autrice porta compiutamente a termine in questo primo romanzo la narrazione dell'infanzia e dell'adolescenza di Lila e di Elena, ma ci lascia sulla soglia di nuovi grandi mutamenti che stanno per sconvolgere le loro vite e il loro intensissimo rapporto.

  • "Storia della bambina perduta è il quarto e ultimo volume dell'""Amica geniale"". Le due protagoniste Lina (o Lila) ed Elena (o Lenù) sono ormai adulte, con alle spalle delle vite piene di avvenimenti, scoperte, cadute e ""rinascite"". Ambedue hanno lottato per uscire dal rione natale, una prigione di conformismo, violenze e legami difficili da spezzare. Elena è diventata una scrittrice affermata, ha lasciato Napoli, si è sposata e poi separata, ha avuto due figlie e ora torna a Napoli per inseguire un amore giovanile che si è di nuovo materializzato nella sua nuova vita. Lila è rimasta a Napoli, più invischiata nei rapporti familiari e camorristici, ma si è inventata una sorprendente carriera di imprenditrice informatica ed esercita più che mai il suo affascinante e carismatico ruolo di leader nascosta ma reale del rione (cosa che la porterà tra l'altro allo scontro con i potenti fratelli Solara). Ma il romanzo è soprattutto la storia di un rapporto di amicizia, dove le due donne, veri e propri poli opposti di una stessa forza, si scontrano e s'incontrano, s'influenzano a vicenda, si allontanano e poi si ritrovano, si invidiano e si ammirano. Attraverso nuove prove che la vita pone loro davanti, scoprono in se stesse e nell'altra sempre nuovi aspetti delle loro personalità e del loro legame d'amicizia. Intanto la storia d'Italia e del mondo si srotola sullo sfondo e anche con questa le due donne e la loro amicizia si dovranno confrontare."

  • Italien La figlia oscura

    Elena Ferrante

    • E.o.
    • 1 Janvier 2015

    Leda è un'insegnante, divorziata da tempo, tutta dedita alle figlie e al lavoro. Ma le due ragazze partono per raggiungere il padre in Canada. Ci si aspetterebbe un dolore, un periodo di malinconia. Invece la donna, con imbarazzo, si sente come liberata e la vita le diventa più leggera. Decide di prendersi una vacanza al mare in un paesino del sud. Ma, dopo i primi giorni quieti e concentrati, l'incontro con alcuni personaggi di una famiglia poco rassicurante scatena una serie di eventi allarmanti. Pagina dopo pagina la trama di una piacevole riconquista di sé si logora e Leda compie un piccolo gesto opaco, ai suoi stessi occhi privo di senso, che la trascinerà verso il fondo buio della sua esperienza di madre.

  • Moitié livre, moitié carnet, tête bêche. Quand on l'ouvre côté livre, c'est un recueil de mots d'enfants 100 % véridiques et vécus : belles formules, mots déformés, questions insolites, extraits de dialogues. Ils sont mis en pages comme s'il s'agissait d'un carnet tenu par quelqu'un d'un peu artiste. : écrits à la main et accompagnés de petits gribouillages ou de collages.

  • Moitié livre, moitié carnet, tête bêche. Quand on l'ouvre côté livre, c'est un peu comme un journal intime, mais constitué de notes courtes, de listes, de citations, d'extraits d'essais ou d'articles. Ils portent tous sur le thème des interrogations d'ordre psychologique que tout un chacun peut se poser au quotidien : l'amour, le temps qui passe, le rapport aux enfants, au travail. Comme si on était tombé sur le carnet de quelqu'un qui se pose des questions universelles, dans lesquelles chacun peut se retrouver. Quand on ouvre le livre côté carnet, les 64 pages sont vierges, mais avec de jolis fonds : c'est un objet à garder dans son sac à main ou sur sa table de nuit, invitant le lecteur à procéder, à son tour, à un archivage des choses lues qui le font avancer dans ses questionnements, et à noter ses propres réflexions.

  • Moitié livre, moitié carnet, tête bêche. Quand on l'ouvre « côté déjà rempli », c'est le carnet d'une femme qui est à la fi lle de sa mère et la mère de sa fi lle, et qui parle de cette double relation.
    Anecdotes, bribes de conversation, réfl exions, extraits de textes. Un archivage au quotidien des heurts et des bonheurs de la fi liation, dans les deux sens. Les textes sont écrits à la main et illustrés de dessins, de photos, de collages. Quand on l'ouvre « côté à remplir », c'est un carnet presque vierge, avec de jolis fonds, parfois des titres qui font réfl échir et qui donnent envie d'inscrire ses propres souvenirs, ses projections. Un objet à garder dans son sac à main ou sur sa table de nuit, où dessiner à son tour, avec ses propres mots, les méandres de cette double relation.

  • Moitié livre, moitié carnet, tête bêche. Quand on l'ouvre côté livre, c'est un recueil de bribes hétéroclites récoltées dans la littérature, dans les journaux. ou au dos d'un paquet de céréales. Une collection personnelle de belles formules ou de mots qui font réfl échir.
    Le titre fait référence au Notes de chevet de Sei Shônagon, cette courtisane japonaise du XIe siècle qui se plaisait à écrire des listes.:
    «.Choses qui ne font que passer.», «.Choses qui font battre le coeur.», etc.

  • Moitié livre, moitié carnet, tête bêche. Quand on l'ouvre côté livre, c'est un recueil de listes drôles et poétiques, qui invitent à porter un regard transversal et décalé sur les choses du quotidien. Elles s'inspirent des Notes de chevet de Sei Shônagon, cette courtisane japonaise du XIe siècle qui recueillait les «. Choses qu'il ne valait pas la peine de faire.» ou les «.Choses auxquelles on ne peut s'abandonner.».

  • Moitié livre, moitié carnet, tête bêche. Quand on l'ouvre côté livre, c'est un recueil de notes, de listes et de croquis optimistes, sur les belles choses du quotidien poétiques et drôles qu'on ne pense pas toujours à pointer, mais qui font du bien à repérer. Comme si on était tombé sur le carnet de quelqu'un qui prend plaisir à relever ces petits bonheurs et à les illustrer. Quand on ouvre le livre côté carnet, les 64 pages sont vierges, mais avec de jolis fonds : c'est un objet à garder dans son sac à main ou sur sa table de nuit, invitant le lecteur à procéder, à son tour, à un archivage poétique du quotidien. Si le titre fait penser au film d'Agnès Varda, c'est tant mieux, car la collecte de ces petites merveilles est bien dans ce ton-là.

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